Storia del Salento

La storia del Salento inizia già in epoca preistorica. All’interno di alcune grotte, infatti, sono stati rinvenuti elementi, come resti di animali ormai scomparsi e manufatti, che rivelano la presenza dell’uomo. Di notevole importanza è la Grotta dei Cervi, sul litorale Adriatico, ricca di pittogrammi del periodo Neolitico. All’Età del Bronzo, risalgono invece i Dolmen e i Menhir sparsi per le campagne salentine. I Dolmen ( dal bretone taol= tavola e men= pietra) sono dei blocchi di pietra posti in modo verticale che ne sorreggono altri disposti orizzontalmente. In base ai molti studi fatti, si pensa che essi siano stati usati come tombe ma vi sono ancora molte discussioni in merito. I Menhir (dal bretone men= pietra e hir= lungo) sono invece delle pietre erette conficcate nel terreno, che si pensa siano servite per vari usi: per delimitare confini, per simboleggiare la virilità, per celebrare eventi importanti ma anche per il culto del Sole. Vista la posizione geografica di cui gode il Salento, già dal primo millennio a.C. , popoli provenienti dall’Illiria vi sono approdati, portando con sé la propria lingua e le proprie tradizioni. Tale zona prende dunque il nome di Messapia ( terra tra i due mari) e i suoi abitanti, i Messapi, sono da considerarsi i primi veri antenati del Salento. A partire dai Romani , la cui presenza è testimoniata dall’anfiteatro in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, si sono susseguiti una serie di domini. Tra questi ricordiamo i Normanni ( XI sec d.C.) che hanno costruito buona parte dei castelli e delle chiese presenti in Salento, gli Svevi (prima metà del XIII sec.) e gli Angioini. Questi ultimi, grazie all’operato di Maria d’Enghien, sposa del principe Raimondo del Balzo Orsini, trasformano Lecce in una corte di grande prestigio. Durante il periodo Aragonese, il Salento è stato oggetto dell’ invasione turca (1480) la cui testimonianza si trova all’interno della cattedrale di Otranto. E’ proprio qui, infatti , che in delle teche, sono conservati i resti degli 800 martiri , morti perché non hanno rinnegato la religione cattolica. Proprio per difendere il Salento dagli assalti turchi, Carlo V fa costruire numerose torri costiere fortificate, tuttora visibili lungo la costa. Ne sono un esempio quelle situate a Porto Cesareo, sul litorale ionico, e a San Cataldo, sul versante Adriatico. Tuttavia, sotto il Regno degli Spagnoli, che dura circa due secoli, il Salento si arricchisce di numerosi edifici laici e religiosi divenendo un centro di grande fermento culturale. E’ in questo periodo che il Barocco raggiunge il suo massimo splendore dando così vita al fenomeno artistico che caratterizzerà il Salento. Nella seconda metà del XVII secolo, la Terra d’Otranto è interessata da un’epidemia di peste, che risparmia la popolazione salentina grazie all’intervento miracoloso di Sant’Oronzo, proclamato poi patrono della città di Lecce. La sua statua padroneggia una delle piazze più caratteristiche della città, portandone non a caso il suo nome. Durante la successiva dominazione borbonica, il Salento continua a crescere economicamente e culturalmente. Il Risorgimento entusiasma i patrioti salentini che nel 1860 celebrano l’annessione al Regno di Italia.

Barocco Leccese

Il barocco è lo stile per eccellenza che caratterizza la maggior parte delle chiese salentine. Esso si diffonde a partire dal 1571, anno in cui la Battaglia di Lepanto, segna la fine della supremazia turca. Inizia da qui un periodo in cui l’arte assume forme diverse dando origine alla grandiosità architettonica che caratterizza numerose chiese e palazzi soprattutto a Lecce. Tra questi ricordiamo la Basilica di Santa Croce, il Palazzo dei Celestini, il Duomo e molti altri. Se nel resto di Italia l’espressione barocca si manifesta con l’utilizzo di marmi e travertini, a Lecce esso è ancor più stupefacente grazie alla lavorazione della pietra leccese che ha permesso agli artisti di esibire tutto il loro estro. Tale pietra, il cui colore oscilla dal bianco al giallo, è tipica di questa zona, è molto morbida e perciò facilmente lavorabile così da permettere agli antichi costruttori di abbellire con dettagliati decori le facciate di molti edifici. E’ proprio questo tipo di lavorazione che ha conferito agli edifici leccesi un senso di singolarità che la rende perciò unica in Italia in questo genere.

Cucina del Salento

Le tradizioni pugliesi, e quindi salentine, risaltano soprattutto in cucina dove si fa largo uso di prodotti ortofrutticoli a km zero. Verdure come le rape o le cicorie, che in altri posti vengono utilizzate come semplici contorni, in Puglia , diventano le protagoniste principali delle tavole imbandite. Un esempio è dato dalle cicorie selvatiche e la purea di fave ( in dialetto salentino cicureddhe cu le fave nette) che rappresentano un connubio perfetto costituito da ingredienti genuini e alla portata di tutti. Altro piatto tipico e “povero” è la frisella , pane biscottato a forma di tarallo da ammorbidire con l’acqua e condire poi a piacimento.
A qualsiasi ora della giornata, un salentino doc non disdegna il rustico leccese , un disco di pasta sfoglia con all’interno un delicato ripieno.
Passando poi alla gastronomia per golosi, non si può non menzionare il pasticciotto, un dolce a base di pasta frolla e crema, ci sono poi i mustazzoli dall’impasto aromatizzato, la cotognata, una marmellata di melacotogne e i purceddhruzzi, tipico dolce natalizio.

 

Pizzica

In Salento, ogni stagione è caratterizzata da un evento folkloristico. Si passa dalle festività patronali , ricche di luminarie rigorosamente made in Salento, e ormai conosciute in tutto il mondo alle sagre dei prodotti tipici. Queste ultime, in particolare, sono molto frequenti durante il periodo estivo. E’ possibile, infatti, trascorrere ogni sera in un paesino diverso per poter assaggiare le diverse prelibatezze e divertirsi in compagnia di musicisti di pizzica.

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